Molti anni fa, durante le riunioni a Varsavia per l’apertura della sede della Central European University, George Soros, il finanziere americano di origine ungherese, mi raccontò alcuni segreti dell’architettura decisionale del suo hedge fund. Da buon seguace di Karl Popper alla London School of Economics e da buon conoscitore della psicologia umana, la sua preoccupazione principale era che le decisioni di investimento del suo board fossero viziate da unanimismo di facciata, da mancanza di spirito critico e da ricerca soltanto di dati a conferma dell’ipotesi in discussione. In questo modo non venivano testati i reali punti di forza e debolezza con il rischio di fare investimenti fallimentari.