È di pochi giorni fa la notizia che l’Università di Zurigo, una delle più importanti al mondo, ha deciso di non rendere più utilizzabili i dati della sua produzione scientifica alle società che stilano i ranking annuali delle principali università.
Il European Research Council (ERC), l’agenzia europea per la ricerca di base, ha sollecitato i suoi selezionatori a non considerare i tradizionali indici di valutazione delle pubblicazioni, in particolare l’Impact Factor (che quantifica l’impatto scientifico di una rivista) e l’H-Index (sull’impatto scientifico di un autore).
Quali sono le ragioni? La scelta, nel passato, di introdurre indici quantitativi bibliometrici per valutare progetti e carriere scientifiche è stato un passo in avanti per superare scelte idiosincratiche e, spesso, partigiane, di ricercatori e comitati di valutazione.
Quali sono stati, però, gli effetti perversi? La più nota è stata la creazione di circuiti di citazione autoreferenziali. In modo mirato od inconsapevole si cita il collega della propria area per essere citati. Il fenomeno però più insidioso è la tendenza al conformismo e la polarizzazione sui dati statistici. Se si vuole pubblicare, meglio non rischiare tesi innovative e dotare, invece, il proprio articolo di «potenza statistica».
Le riviste, che mirano ad avere molte citazioni, privilegiano articoli ortodossi e riconosciuti da un dato sottogruppo della comunità.
L’importanza attribuita ai dati ha creato gravi anomalie come la forzatura sul campione o la creazione fittizia di dati sperimentali. Il criterio del numero di pubblicazioni ha prodotto la nascita dei «paper mill» cioè di riviste che hanno l’unico scopo di farsi pagare per pubblicare articoli improvvisati dagli autori o realizzati su pagamento, anche usando la IA.
Questi fenomeni hanno generato un appiattimento epistemico nella comunità scientifica con diminuzione della originalità e del rischio creativo. La soluzione è spostare il baricentro verso la qualità dell’attività di ricerca secondo il criterio «alto rischio-alto guadagno», adottato correntemente dall’ERC.
